E se tuo figlio, attraverso il cibo, ti stesse dicendo qualcosa?
ASCOLTARE IL CIBO OLTRE IL PIATTO
Per un bambino, il cibo non è un semplice carburante per il corpo. Fin dal primo incontro con il latte, il nutrimento interseca l'esperienza affettiva, riempiendo lo stomaco e rispondendo anche a una più profonda domanda d'amore, di ascolto e di presenza. Il cibo diventa così un oggetto denso di significati emotivi e il pasto un momento privilegiato di relazione e comunicazione.
Nel percorso di crescita, tuttavia, può accadere di inciampare nella trappola di alcuni stereotipi che riducono il comportamento alimentare dei più piccoli a mere questioni di fame, forza di volontà o tabelle nutrizionali. Riconoscere questi luoghi comuni può essere fondamentale per imparare a comprendere cosa i bambini cercano davvero di comunicare attraverso la tavola.
SOVRAPPESO E OBESITA': PIGRIZIA O SOFFERENZA
Uno degli stereotipi più diffusi è considerare il bambino in sovrappeso come un individuo pigro, svogliato o poco disciplinato. La lettura medica e dietologica può concentrarsi soprattutto sulla componente esogena (l'eccesso di apporto calorico) o su parametri quantitativi come l'Indice di Massa Corporea (IMC).
Tuttavia, l'iperfagia e l'obesità infantile può essere l'espressione di un di una fatica che non riesce a trovare spazio nelle parole. Quando al momento del pianto viene proposto meccanicamente del cibo, si rischia di creare una sovrapposizione fuorviante tra il piano dei bisogni fisici (placare la fame) e quello del desiderio (ricevere ascolto e rassicurazione).
In questo contesto, il cibo può assumere via via una funzione compensatoria per colmare un senso di vuoto, ansia o frustrazione. Il corpo “appesantito” può trasformarsi così in una vera e propria corazza protettiva contro un malessere evolutivo o una difficoltà di separazione affettiva. Lungi dall'essere una dimensione di pigrizia, l'eccesso ponderale può diventare in questo caso un silenzioso grido d'aiuto.
"E' UNA BUONA FORCHETTA": MANGIARE TANTO PUO' NASCONDERE UN BISOGNO?
Un altro pregiudizio comune porta a sorridere di fronte a un bambino che mangia sempre con grande voracità, etichettandolo affettuosamente come un “buongustaio” o una “buona forchetta”. Se, infatti, il rifiuto del cibo genera immediata preoccupazione negli adulti, talvolta l'incapacità di sentirsi sazi viene invece tollerata o persino incoraggiata.
Tuttavia, chiedere continuamente "un di più" o non trovare mai appagamento a tavola può nascondere una richiesta implicita di attenzione, di presenza e di contenimento. È bene ricordare però che ciascuno ha un rapporto diverso con il cibo e non tutti gli atteggiamenti si pongono sul versante della patologia: ci sono bambini naturalmente predisposti e incuriositi dal cibo, fisiologicamente “buone forchette”, e altri “meno appetenti”.
L’ILLUSIONE DELL'INSISTENZA
Quando l'adulto risponde ai no del figlio con eccessiva rigidità o con forzature, il momento del pasto rischia di trasformarsi in un vero terreno di scontro. L'incalzare continuo può essere vissuto dal bambino come un "ingozzamento" e, di fronte a questa pressione, il piccolo può rispondere arroccandosi in una resistenza caparbia o nel rifiuto definitivo, talvolta per difendere i propri tempi, soggettività e diritto di esprimere una scelta.
SPUNTI E CONSIGLI UTILI PER LA GESTIONE DEI PASTI
Articolo a cura di: Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori
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