Dalla gravidanza e nei primi anni di vita, il contatto corporeo rappresenta uno dei bisogni essenziali del bambino. Il tatto è il primo sistema sensoriale a svilupparsi a livello intrauterino: è infatti attraverso questo senso che il feto inizia ad entrare in contatto con ciò che lo circonda. Successivamente, con il parto, il neonato è chiamato ad abbandonare il grembo materno, luogo protetto e rassicurante, per essere immerso in un mondo nuovo caratterizzato da stimoli intensi e inediti.
IL VALORE DELLE CAREZZE E DEGLI ABBRACCI
Ecco che l’abbraccio innanzitutto della mamma, e poi anche del papà, assume un valore profondo: l’essere tenuto in braccio, accarezzato e cullato offre al neonato contenimento e sicurezza.
Il contatto corporeo, oltre a fornire un sentimento di affetto e protezione al piccolo, assume anche un ruolo significativo nella formazione dell’individualità del bambino. È attraverso il corpo, e in particolare tramite la pelle, che il neonato comincia a conoscere se stesso e il mondo che lo circonda.
Lo psicoanalista Didier Anzieu osservava come le prime sensazioni tattili aiutino il bambino a costruire una rappresentazione dei confini corporei, permettendogli così di passare gradualmente da una sensazione di fusione con la madre a una lenta distinzione tra sé e l’altro. Attraverso il contatto pelle-a-pelle il piccolo acquisisce e comunica informazioni, e alla qualità di questi messaggi tattili può essere legata la creazione di una buona fiducia verso il mondo esterno. Il contatto corporeo è quindi un importante elemento che sostiene la maturazione psicologica del piccolo.
L’EDUCAZIONE TRA AFFETTO E REGOLE
Il bisogno di contatto continua anche con il prosieguo della crescita. L’abbraccio rimane un gesto affettuoso fondamentale, che assolve una funzione contenitiva e rassicurante, permettendo al bambino di sentirsi accolto e sostenuto nella regolazione delle proprie emozioni.
Nelle fasi successive dello sviluppo, invece, l’emersione della soggettività, di caratteristiche uniche e differenti, può promuovere maggiori incomprensioni tra genitori e figli e la richiesta di questi ultimi, nell’individuazione dei propri spazi, è talvolta di mantenere le distanze. Impegnati a prendere le misure di sé e del mondo, in ogni caso, i giovani ricercano anche la vicinanza fisica ed emotiva che, seppur in maniera diversa dal passato, può trasmettere ancora qualcosa di una comprensione e di un contatto prezioso.
Le carezze e gli abbracci sono tuttavia affiancati da un’altra componente essenziale nell’esercizio della genitorialità: la presenza delle regole. Come il contatto, anche le regole modulano la relazione e, offrendo orientamento e contenimento, contribuiscono a generare un sentimento di sicurezza e protezione.
Educare in modo autorevole significa quindi poter coniugare affetto e limiti, stabilendo confini chiari e norme da rispettare, all’interno di una relazione sicura, disponibile all’ascolto e al dialogo, e caratterizzata da una calda vicinanza.
GENITORI: COSA FARE?
In ogni caso, trovare un equilibrio tra presenza emotiva e abbraccio, da un lato, e introduzione dei limiti, dall’altro, costituisce una delle sfide più complesse per i genitori.
In questo senso, può essere utile:
A cura di: Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori
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