L’affido è uno strumento oblativo diverso dall’adozione. Si potrebbe definire meglio come un intervento "a termine", di aiuto e sostegno offerto a un bambino o a un ragazzo e alla sua famiglia d’origine, che non è in grado di occuparsi delle sue necessità.
Definizioni e obiettivi
L’istituto giuridico dell’affido è finalizzato all’accudimento temporaneo di un bambino o minore, la cui famiglia si trova in una difficoltà, di norma provvisoria, da cui vorrebbe o dovrebbe riprendersi. Nell’affido la sostituzione della famiglia d’origine è, dunque, temporanea e parziale: il minore, infatti, mantiene il proprio cognome e, spesso, anche la residenza anagrafica laddove è collocata la sua famiglia d’origine.
Nell’affido sono garantiti i contatti tra lui e la sua famiglia, in modo compatibile e adeguato alle sue esigenze e alla sua protezione. Talvolta i genitori originari mantengono una residuale responsabilità genitoriale e sono chiamati, a volte, ad apporre la firma su alcuni documenti, secondo le necessità di vita del figlio (ad es. autorizzazioni per rilascio di documenti di identità e per trattamenti sanitari, per iscrizioni a istituti scolastici).
Presentare domanda, i requisiti
Per la domanda di affido ci si informa nel Comune di residenza perché ogni comune è organizzato in modo diverso. L’affido è aperto a tutti: possono presentare domanda coppie sposate o conviventi, persone singole, separati, vedovi, famiglie con o senza figli, addirittura giovani adulti e nonni. A differenza dell’adozione, sono ammesse anche le coppie omogenitoriali.
L’importante è che gli affidatari siano maggiorenni; siano capaci di garantire un ambiente sicuro e stabile per i minori, con un alloggio adeguato e spazio sufficiente; possano dare loro sostegno, affetto e cura; non abbiano precedenti penali e che partecipino agli incontri di verifica predisposti dai Servizi Sociali Territoriali.
Si aggiunga che a differenza dell’adozione, per essere una famiglia affidataria non occorre avere requisiti particolari di reddito: la famiglia affidataria percepisce di norma un contributo economico per contribuire alle spese di mantenimento del minore. Inoltre, è importante sapere che i genitori affidatari possono usufruire di tutte le agevolazioni di legge sulla maternità e sulla paternità (congedi parentali).
Ruolo dei Servizi Sociali Territoriali
La squadra che si occupa del progetto di affido è molto più articolata di quella che segue il progetto adottivo. In tutto il percorso dell’affido, infatti, entrano in scena il bambino accolto, la sua famiglia, la famiglia affidataria, il Servizio Sociale o di Tutela Minori, il servizio Affidi, altri professionisti che collaborano al progetto (ad es. l’educatore per gli incontri tra il bambino e la sua famiglia originaria) e il Tribunale che ha disposto l’affidamento.
Chi è interessato a conoscere l’affidamento si può rivolgere al Servizio Sociale del territorio o alle associazioni del privato sociale, che si occupano di dare le prime informazioni. Chi poi decide di dare la propria disponibilità, intraprende un percorso formativo per acquisire una maggiore consapevolezza sulla possibilità concreta di diventare genitore affidatario.
Tale percorso si conclude con l’inserimento in una banca dati delle famiglie affidatarie. Quando sarà necessario provvedere a un affido familiare, i Servizi Sociali individueranno l’abbinamento più adeguato tra famiglia affidataria, bambino e sua famiglia di origine.
Le diverse tipologie di Affido
In base ai soggetti coinvolti nell’affido, questo può essere di tipo intra-familiare, etero-familiare o in strutture di accoglienza per minori:
Esiste anche un affido preadottivo, forma particolare in cui il bambino è temporaneamente affidato a un’aspirante famiglia adottiva con l’obiettivo finale di adozione.
L’affidamento può essere disposto con urgenza anche nei seguenti casi:
A cura di: ItaliaAdozioni Aps
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24 Febbraio 2025
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